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Progetto “LUCANIA NATURA MADRE” al via le domande di partecipazione

La Fondazione Osservatorio Ambientale Regionale – FARBAS – insieme all’Ufficio Scolastico Regionale, promuove ed organizza presso le scuole secondarie di Primo Grado il progetto “Lucania Natura Madre”.
Il progetto mira al raggiungimento della consapevolezza ambientale da parte dei giovani studenti lucani. La scuola è il target perfetto per creare la giusta sensibilizzazione sui temi dell’ambiente e questo progetto vuol far sì che gli studenti lucani siano i principali protagonisti di un’azione che abbracci una popolazione in età evolutiva ponendola di fronte alla sfida stimolante di realizzare e divulgare ricerche e progetti sulle tematiche ambientali.
Proprio in tale ottica nasce la necessità valorizzare l’originaria vocazione del territorio lucano, quella vocazione che fa della terra una “Terra Madre” con quelle caratteristiche che, ancora oggi, fanno sì che la Basilicata sia considerata terra di antiche e nuove suggestioni. La logica esecutiva del progetto è quella di coinvolgere gli studenti della regione in prima persona attraverso un percorso guidato dai loro insegnanti che li porterà a realizzare una delle seguenti opzioni:

  • Un cortometraggio, massimo 8 minuti in formato Mp4 o avi;
  •  Un racconto, massimo 15000 battute in formato pdf;
  • Un reportage, massimo 15000 battute in formato pdf;
  • Un fotoracconto, massimo 10 pagine;
  • Rappresentazione teatrale, massimo 20 minuti in formato Mp4 o avi;

Le candidature provenienti da ciascun istituto scolastico dovranno pervenire entro il 10 febbraio e saranno esaminate da una Commissione nominata dal Comitato Scientifico della Fondazione.
La Commissione valuterà le schede presentate ammettendo alla fase successiva i progetti valutati positivamente. Ad ogni progetto ammesso sarà erogato un contributo di € 250,00. Una volta approvata la domanda, gli studenti perfezioneranno l’opzione prescelta in fase di candidatura ed avranno tempo per la consegna del progetto finale entro il 21 aprile. Gli Istituti che consegneranno il progetto da candidare alla selezione finale riceveranno un secondo contributo (o materiale didattico) per un valore minimo di € 500,00 – massimo di € 1.000,00. 

I progetti definitivi saranno esaminati da una Commissione che selezionerà i progetti più meritevoli (uno per ogni tipologia di rappresentazione) ai quali conferire i contributi ai Progetti Didattici “Lucania Natura Madre”.
La Commissione giudicante valuterà i lavori utilizzando i seguenti criteri:

  • Originalità del lavoro e coerenza con i temi del progetto;
  • Presenza di spunti innovativi sui temi dello sviluppo sostenibile al fine di tutelare e salvaguardare;
  • Gli aspetti ambientali e le peculiarità del territorio della Basilicata;
  • Ricchezza di riferimenti ed approfondimenti bibliografici;
  • Svolgimento ed estetica di presentazione.

I contributi al Progetto Didattico saranno consegnati ai vincitori delle diverse categorie attraverso la consegna di assegni al portatore del valore di € 2.500,00 nel corso del mese di maggio 2018. Il conferimento dei contributi rappresentano il riconoscimento del merito personale e un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività.
Ulteriori approfondimenti sul sito ufficiale della Fondazione Osservatorio Ambientale
www.farbas.it

Si allega:

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Energia, approvata procedura negoziata tra Regione e Ater

Assessore Pietrantuono: “Migliorare l’efficienza energetica del patrimonio residenziale pubblico significa proseguire le azioni di risparmio energetico a favore delle famiglie lucane e di salvaguardia dell’ambiente”

 

AGR “La Regione Basilicata prosegue nella sua mission di tutela e sostegno alla politica ambientale del territorio attraverso iniziative volte ad un efficace ed efficiente impiego delle risorse energetiche”.
Ad affermarlo è l’assessore all’Ambiente e Energia della Regione Basilicata Francesco Pietrantuono commentando l’approvazione in Giunta Regionale della DGR n. 1441 sull’avvio di una procedura negoziata tra la Regione Basilicata e le Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale di Potenza e Matera nell’ambito della programmazione del Por Fesr 2014/2020.
Le Ater di Potenza e Matera, dopo aver individuato e selezionato gli immobili, potranno avviare riqualificazioni di impianti tecnici, installare sistemi di telecontrollo per il loro monitoraggio e gestione, realizzare interventi di isolamento termico.
“Stiamo cercando di mettere in piedi  – prosegue l’assessore – azioni volte ad un uso sempre più consapevole delle risorse energetiche, riducendo sprechi e consumi e diffondendo la cultura dell’utilizzo delle fonti rinnovabili come strumento di efficientamento energetico.
Ma il miglioramento delle performance energetiche è un obiettivo che vogliamo perseguire, non solo perché ce lo chiedono le regole europee e nazionali, ma anche al fine di rendere il nostro territorio sempre più competitivo e sostenibile in ambito energetico.
Sostenere il patrimonio edilizio anche dal punto del settore energetico – conclude Pietrantuono – significa attivare misure che vadano ad impattare positivamente sia sull’economia che sulla salvaguardia dell’ambiente che viviamo riducendo le emissioni nell’atmosfera di CO2”.
Le acquisizioni delle proposte saranno formalizzate con il supporto dei tavoli negoziali entro 60 giorni dalla notifica della deliberazione appena approvata.

LAND-SEA Interreg Europe

Iniziano oggi, a Varna, i lavori relativi al Progetto ‘Land-Sea’ ai quali parteciperanno per la Fondazione Osservatorio Ambientale Regionale di Basilicata – FARBAS il Presidente Giovanni Mussuto ed il Presidente del Comitato Scientifico FARBAS Michele Greco. Il progetto, che si pone, quale obiettivo, l’istituzione di principi guida comuni per la promozione di interventi volti alla crescita regionale nel campo dell’ecoturismo e dei settori ad esso correlati, prevede uno scambio intenso di esperienze e conoscenze nel campo della conservazione, del restauro e della gestione sostenibile delle aree marine costiere, nonché nello sviluppo e nella promozione di un ecoturismo sostenibile e responsabile.

‘Il rischio radon’, a Potenza un convegno della Fondazione Osservatorio Ambientale

I rischio del radon – gas radioattivo naturale – e la necessità di ricorrere ad un accurato monitoraggio del territorio sono al centro di un convegno promosso dalla Fondazione Osservatorio Regionale Ambientale Basilicata, anche alla luce di una recente direttiva che modificherà la vigente normativa di radioprotezione. Il seminario, dal titolo ‘Il rischio radon, tecniche di prevenzione e protezione’ si svolgerà mercoledì 6 dicembre, a partire dalla 15.30, nell’Aula Magna della sede dell’Università degli Studi della Basilicata, in via Nazario Sauro a Potenza. L’evento è promosso dalla Fondazione Osservatorio Ambientale Regionale organizza (Farbas), in collaborazione con Regione Basilicata, Arpab, Unibas ed alcuni ordini professionali. Dopo i saluti della rettrice dell’Unibas, Aurelia Sole e dell’architetto Michele Graziadei, farà gli onori di casa il presidente Farbas Giovanni Mussuto, che illustrerà le motivazioni del particolare interesse della Fondazione nei confronti del rischio radon. A seguire – dopo i contributi di Giuseppe D’Onofrio, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza e Gerardo A. Leon, presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Potenza – inizierà la discussione di natura tecnico-scientifica. Ecco le relazioni in programma: ‘Generalità sul rischio Radon’, di Antonio D’Angola (Università di Basilicata e componente del Comitato Scientifico Farbas); ‘Gli aspetti normativi’ di Michele Mazziotta (Ospedale San Carlo); ‘Il rischio Radon: dagli studi epidemiologici alla direttiva 2013/59/Euratom’ di Gennaro Venoso (Istituto superiore di sanità); ‘Attività dell’Arpab sul Radon in Basilicata’ di Rocco Marchese (Arpab); ‘Azioni di rimedio e prevenzione’ di Andrea Iacoponi (Arpa Toscana). Concluderà i lavori l’assessore regionale all’Ambiente, Francesco Pietrantuono.

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CONVEGNO DELLA FONDAZIONE OSSERVATORIO REGIONALE AMBIENTALE

Un incontro pubblico dal tema ‘Sin Tito e Val Basento: dopo la bonifica verso il recupero delle aree’ è in programma mercoledì 29 novembre – con inizio alle 17.30 – nella sala convegni ‘Don Domenico Scavone’ di Tito. Ad organizzare l’evento, la Fondazione Osservatorio Ambientale Regionale Basilicata (Farbas), che partendo dallo stato di attuazione dei progetti di bonifica dei Siti di interesse nazionale (Sin) intende chiamare a raccolta il mondo istituzionale e imprenditoriale, ma anche l’associazionismo per individuare la strada da intraprendere per favorire lo sviluppo del territorio. Nel corso dell’incontro sarà fatta una valutazione delle attività e delle iniziative in cantiere, ma sempre con uno sguardo verso il futuro. Interveranno i sindaci di Tito e di Pisticci, Graziano Scavone e Viviana Verri e Giovanni Mussuto, presidente della Fondazione Osservatorio Ambientale Regionale Basilicata. Il convegno proseguirà con ulteriori qualificati contributi. Faranno una relazione alla platea di Tito, nell’ordine, la dirigente del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, Carmen Santoro, la dirigente generale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare, Laura D’Aprile, il direttore generale dell’Agenzia per la protezione ambientale della Basilicata (Arpab), Edmondo Iannicelli. Interverranno a seguire il vicepresidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, il componente del Comitato scientifico della Fondazione Osservatorio Ambientale Regionale Basilicata, Salvatore Masi e l’assessore della Basilicata ad Ambiente ed Energia, Francesco Pietrantuono. I lavori del convegno saranno coordinati dal presidente del Comitato scientifico della Fondazione Osservatorio Ambientale Regionale, Michele Greco.

Sin Tito e Val Basento: Dopo la bonifica verso il recupero delle aree

Verificare lo stato di fatto dei progetti di ripristino previsti per i siti di interesse nazionale di Tito e della Val Basento; ottimizzare e velocizzare le attività degli enti competenti per avviare la riperimetrazione contestualmente alla conclusione delle attività di caratterizzazione e bonifica. Sono questi gli obiettivi principali del convegno “Dopo la bonifica verso il recupero delle aree” che si terrà a Tito, presso la sala convegni Don Domenico Scavone, mercoledì 29 novembre alle ore 17:30. Sono passati oltre quindici anni da quando le area industriali in questione furono individuate, con decreto del Ministero dell’Ambiente, siti di interesse nazionale per l’inquinamento. “Da allora si sono accumulati troppi ritardi per l’avvio dei progetti di bonifica e il ripristino delle situazioni ambientali che possano restituire serenità alle popolazioni locali e ai lavoratori degli stabilimenti presenti”, ricorda il sindaco di Tito, Graziano Scavone. “Alla complessità delle procedure tecnico amministrative e del coordinamento tra gli enti si è poi aggiunta la difficoltà di molte imprese a farsi carico degli oneri di bonifica previsti dalla norma statale”. “Il percorso tracciato dall’assessore regionale all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, ha adesso restituito certezza finanziaria ai progetti di caratterizzazione e bonifica prevedendo altresì misure agevolative per le imprese su cui gravano gli obblighi”, prosegue Scavone. “Occorre ora indirizzarsi verso una più rapida attuazione degli interventi, assegnando un ruolo più efficace alla cabina di regia interistituzionale per attività di bonifica. Non possiamo attendere oltre per agganciare la timida ripresa degli investimenti nel Paese: il vincolo di ripristino rappresenta una condizione di assoluto svantaggio competitivo per le imprese già esistenti e un limite per l’attrazione di nuovi investimenti, con gravi ripercussioni sul rilancio occupazionale di territori che hanno fame di lavoro”. “Grazie al lavoro della Fondazione Osservatorio Ambientale ” evidenzia il sindaco ” sussistono tutte le condizioni per costruire da subito, d’intesa con la Divisione Bonifiche del Ministero dell’Ambiente, diretta dall’ingegner Laura D’Aprile (che interverrà all?iniziativa), con la Regione Basilicata e con l’Arpab, tutte le sinergie istituzionali per semplificare preliminarmente i passaggi necessari allo svincolo e all’immediato recupero delle aree in corso di bonifica. Ci sono proposte ormai mature per la riconversione e la riqualificazione industriale, a cui si aggiungono quelle relative ai sistemi di gestione e monitoraggio ambientale permanente che certifichino la sicurezza e la qualità del territorio. Attendiamo che la Regione Basilicata definisca, d’intesa coi comuni e con le forze sociali, le strategie di rilancio di aree, di assoluta importanza per il futuro produttivo dell’intero territorio regionale. Penso ad esempio, nel caso di Tito, a un grande progetto di recupero dell’area ex Liquichimica ” conclude Scavone ” in linea con la recente legge approvata dal Consiglio regionale in materia di archeologia industriale”. Concluderà l’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Osservatorio Ambientale d’intesa con i Comuni di Tito e Pisticci e moderata dal professor Michele Greco, l’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata Francesco Pietrantuono.

Pittella su piano dissesto idrogeologico

AGR – ‘La tutela e la sicurezza del territorio è una priorità di questo governo regionale che ha stilato un piano dettagliato di interventi’ . Lo ha detto il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, in merito al Piano per la mitigazione del dissesto idrogeologico, presentato in una conferenza stampa stamane a Potenza e che prevede 385 interventi. ‘Abbiamo messo in atto – ha continuato il governatore – una mappatura completa del territorio regionale, con la collaborazione delle amministrazioni comunali, che tiene conto di tutte le criticità. È un percorso arrivato a compimento oggi, ma che parte dalla sottoscrizione del mutuo Bei, la Banca europea per gli investimenti, fino all’interlocuzione con il Ministero e l’utilizzo della piattaforma Rendis. Il piano per il dissesto è un atto necessario e dovuto per le nostre comunità in considerazione della fragilità del territorio e dei mutati scenari climatici che rendono il territorio vulnerabile. Per cui le armi più efficaci sono la prevenzione e la celerità degli interventi. Inoltre, si tratta di un investimento che avrà una ricaduta immediata sull’economia a seguito dell’avvio dei cantieri, ma eviterà anche eventuali interventi economici straordinari per il possibile e non auspicato verificarsi di eventi franosi. Il nostro – ha concluso il Presidente Pittella – è un piano complessivo in materia di riqualificazione e prevenzione. Accanto agli interventi per la mitigazione del dissesto infatti, partiranno anche quelli relativi alla sicurezza scolastica, per cui sono pervenute 53 domande’.

Idrocarburi, per Masseria La Rocca pronto il ricorso

AGR – In relazione al comunicato stampa diffuso dai Consiglieri regionali Leggieri e Perrino, l’assessore regionale all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, così come già in precedenza annunciato, conferma di aver dato incarico all’ufficio legale della Regione di predisporre l’atto di appello al Consiglio di Stato in merito alla sentenza n. 387 pubblicata il 26 maggio 2017 con la quale il Tar Basilicata ha annullato la delibera di Giunta regionale che fermava il progetto petrolifero alle porte del capoluogo di regione. L’atto di appello al Consiglio di Stato – ha aggiunto Pietrantuono – verrà notificato in questa settimana. L’ufficio legale, infatti, sta predisponendo gli atti mentre il Comune di Brindisi di Montagna lo ha già notificato. Abbiamo voluto predisporre una documentazione approfondita per avere un risultato coerente alle nostre aspettative che sono quelle di non autorizzare il permesso di ricerca idrocarburi denominato Masseria La Rocca.

Parco naturale del Vulture istituito con legge regionale

ACR – Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza (con 15 voti favorevoli di Pd, Psi, Pdl-Fi, M5s, Udc e Gm e 1 voto contrario di Lb-Fdi) il disegno di legge della Giunta sulla istituzione del Parco naturale regionale del Vulture. L’area del Parco naturale regionale del Vulture comprende i territori dei Comuni di Atella, Barile, Ginestra, Melfi, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida, Ruvo del Monte e San Fele. Costituiscono aree contigue (ai sensi dell?art. 32 della legge n. 394/91) quelle non comprese nel perimetro del Parco e ricomprese nella delimitazione del bacino idrominerario del Vulture. “I singoli Consigli comunali, con propria deliberazione da comunicare al presidente della Comunità del Parco ed al presidente della Giunta regionale, stabiliscono (emendamento Romaniello) l’inserimento nel perimetro del Parco delle aree contigue ricadenti nel proprio territorio”. Su questo tema un ordine del giorno, proposto da Lacorazza (Pd) ed approvato all’unanimità dall’Aula impegna il presidente della Regione “affinché nella prima seduta utile della Comunità del Parco vengano valutate ed attivate le procedure di ampliamento”. Previsti diversi livelli di tutela: nel livello 1 sono compresi territori di elevato interesse naturalistico e paesaggistico con insistente o limitato grado di antropizzazione, il livello di tutela 2 include territori di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con limitato grado di antropizzazione, a tale livello di tutela sono sottoposte le aree che non rientrano nei livelli di tutela 1 e 3; il livello di tutela 3 racchiude territori di rilevante valore paesaggistico, storico e culturale con elevato grado di antropizzazione, a tale livello sono sottoposti gli ambiti urbani, periurbani ed extraurbani produttivi, individuati nei regolamenti urbanistici vigenti. Tra le finalità della istituzione del Parco del Vulture quella di tutelare e conservare le specie e gli habitat naturali nonché valorizzare le caratteristiche geologiche, paesaggistiche, storico-archeologiche e paleontologiche del territorio con particolare riferimento alla emergenza ambientale, geomorfologica ed idrogeologica costituita dai laghi vulcanici di Monticchio e del monte Vulture; proteggere le specie animali e vegetali autoctone nell’area naturale, organizzare il territorio per la fruizione per un’utenza ampliata (disabili, anziani e bambini) a fini culturali, scientifici, didattici, turistici e ricreativi, promuovere lo sviluppo sostenibile mediante la riduzione della produzione di rifiuti con la attivazione di raccolta differenziata e l’utilizzo o la produzione di energie a basso impatto, agevolare, anche in forma cooperativa, le attività produttive compatibili.

Legambiente su approvazione Parco del Vulture

BAS Dopo una gestazione durata oltre 15 anni il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato il disegno di legge per l’istituzione del Parco naturale regionale del Vulture. ‘Avremmo voluto – dichiara Antonio Lanorte Presidente di Legambiente Basilicata – che questo potesse essere un momento storico oltre che per la Basilicata anche per Legambiente che in tutti questi anni si è battuta con convinzione per l’istituzione del Parco e ha contribuito in maniera decisiva a riavviare nel 2013, come sottolineò l’allora assessore all’Ambiente Berlinguer, il faticoso iter istitutivo che sembrava morto e sepolto dal 2007 sotto la spinta delle forze anti-parco’. ‘Insomma – continua Lanorte – noi che siamo tra quelli che più hanno voluto il Parco del Vulture, siamo oggi costretti a dire che questo Parco non ci piace, che la montagna ha definitivamente partorito un topolino sotto la forma di un perimetro striminzito, incomprensibile e probabilmente non idoneo a gestire adeguatamente la biodiversità’. In sostanza si sono concretizzati i timori di veder nascere un’area protetta ‘mostruosa’ dal punto di vista naturalistico-ambientale che non risponde a criteri scientifici e che risulta di fatto una brutta mediazione tra le spinte al ribasso di chi è sempre stato contro il parco e lo sviluppo sostenibile di quel territorio. ‘Vane – secondo Antonio Nicoletti responsabile nazionale Aree Protette di Legambiente – sono state le nostre sollecitazioni affinché la volontà politica dell’ente regione sul Parco fosse priva di ambiguità, andando oltre l’applicazione di un processo partecipato e trasparente che noi abbiamo sempre riconosciuto alla Regione sulla vicenda, ma che si è rivelato monco in assenza di un atto di responsabilità finalizzato ad evitare di dare vita ad un Parco ‘a pezzi’, in assenza quindi di un atto di ‘coraggio politico’ in grado di riportare quel Parco ad unità sul piano geografico e garantire una efficacia gestionale al territorio. Perciò oggi non è nato un Parco, che per come riconosce la legge deve avere una continuità territoriale in grado di garantire una adeguata protezione della natura, ma si sono accorpati una serie di territori a valenza naturale e alcuni siti natura 2000. Una cosa sensibilmente diversa da quanto ci si aspettava e non rispondente alle necessità di tutela e di valorizzazione del territorio del Vulture’. ‘Perché questo era, secondo noi, – continua Nicoletti – il passaggio obbligato per rendere il nascente Parco realmente ‘dinamico’ e creare un’area protetta vera in grado di connettersi con il territorio e capace di radicarsi nel tessuto sociale locale coinvolgendo enti e comunità, strumento reale e funzionale di conservazione della natura e della biodiversità’. ‘Pertanto – sostiene ancora Lanorte – riteniamo che l’obiettivo prioritario a breve-medio termine debba essere quello di lavorare per ampliare il perimetro che deve ricomprendere aree in grado di connettere altri territori e ricostituire un’unità territoriale più coerente con gli obiettivi di tutelare la natura e valorizzare tutte le risorse del territorio. A ciò sarà orientata anche l’azione di Legambiente che ritiene il Parco del Vulture l’occasione vera per preservare e conservare i sistemi naturali e la biodiversità di uno dei territori più importanti della Basilicata, per porre le condizioni di uno sviluppo economico dell’area con nuove attività legate alla valorizzazione delle peculiarità ambientali, paesaggistiche e storico-culturali, elevando il potenziale competitivo del territorio rispetto ai settori strategici dell’economia di quell’area, quali l’agricoltura di qualità, il turismo, le produzioni tipiche, la manutenzione e gestione del patrimonio forestale’. ‘E’ nostra convinzione – conclude Nicoletti – che il Parco Naturale Regionale del Vulture ripensato secondo criteri scientifici di omogeneità naturalistica ed ambientale, sia un tassello fondamentale per ripensare globalmente il sistema regionale delle aree protette, sostenendole sia con maggiori investimenti finanziari, sia dotandole delle strutture tecniche, scientifiche e gestionali necessarie al loro funzionamento’.

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